Maria e l’ospedale di Dergachi

“Quando le persone vedono che ogni giorno viene fatto qualcosa, allora sono motivate a rimanere, convinte che più gente ritornerà.” Prima dell’invasione, Maria era docente universitaria, formava nuovi terapisti dopo il tirocinio e lavorava nella clinica cardiologica di Kharkiv, dove aveva studiato medicina generale. La guerra ha sconvolto la sua esistenza: il figlio, di appena […]

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13 Marzo 2025

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“Quando le persone vedono che ogni giorno viene fatto qualcosa, allora sono motivate a rimanere, convinte che più gente ritornerà.”

Prima dell’invasione, Maria era docente universitaria, formava nuovi terapisti dopo il tirocinio e lavorava nella clinica cardiologica di Kharkiv, dove aveva studiato medicina generale. La guerra ha sconvolto la sua esistenza: il figlio, di appena sei anni, ha frequentato l’asilo per poco tempo prima che le scuole chiudessero per ragioni di sicurezza. Con la città sotto attacco, Maria si è trasferita a Kyiv, mentre il resto della sua famiglia è rimasto a Kharkiv. Poi, nel febbraio 2023, la decisione di tornare: “Kharkiv è casa mia. Ho sentito il bisogno di esserci.”

Oggi dirige il Centro di assistenza sanitaria di Dergachi, nell’oblast di Kharkiv, coordinando un team di medici e infermieri che garantisce cure quotidiane in un contesto dove l’ordinario è diventato emergenza. Qui, la guerra non ha solo portato feriti e traumi: ha reso difficile anche la gestione delle malattie più comuni. Un’influenza trascurata può diventare pericolosa, un diabete non trattato porta a complicazioni irreversibili, un attacco d’asma senza farmaci può risultare fatale.

Maria è parte del progetto implementato da WeWorld e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) nell’ambito dell’Iniziativa di emergenza a favore della popolazione colpita dal conflitto in Ucraina e nei Paesi limitrofi (AID 012832). Un programma che, attraverso oltre 26 progetti e 100 partner, assiste un milione di persone in Ucraina e Moldova. Il supporto di AICS ha permesso di rafforzare il sistema sanitario della regione: l’ospedale di Dergachi ha adottato il metodo WASH FIT (Water and Sanitation for Health Facility Improvement Tool), mentre è in corso la riabilitazione dell’ambulatorio del villaggio di Slatino, garantendo così l’accesso alle cure mediche di base.

I bisogni restano enormi. Squadre mobili percorrono le aree più isolate per raggiungere i pazienti, spesso senza le condizioni minime di sicurezza. L’ospedale di Dergachi è diventato un punto di riferimento per i villaggi circostanti, dove molti si sono rifugiati dopo lo scoppio della guerra. Eppure, moltissimi – soprattutto anziani – hanno scelto di restare. “Facciamo tutto il possibile per non lasciare indietro nessuno. Quando le persone vedono che ogni giorno si costruisce qualcosa, trovano la forza di restare. E credono che altri torneranno.”

Maria trova ispirazione nella determinazione dei suoi colleghi, che come lei hanno scelto di non abbandonare il proprio ruolo. Tra loro c’è il direttore di una clinica a Nova Kozacha, bombardata dalle truppe russe nel dicembre 2023. L’edificio è stato gravemente danneggiato e il personale ha dovuto evacuare, ma lui ha continuato a visitare i pazienti percorrendo fino a 25 km al giorno, offrendo assistenza nei villaggi più vicini al confine russo; zone in cui, ancora oggi, circa 800 persone richiedono cure.

Maria non cerca riconoscimenti. Ogni visita, ogni farmaco consegnato, ogni paziente raggiunto fa la differenza. In un sistema sanitario fragile, resistenza non è solo sopravvivere: è mantenere in piedi un servizio essenziale, impedendone il collasso.

In un contesto in cui tutto si sgretola – case, certezze, legami – curare significa anche ricostruire. Ogni gesto, ogni trattamento, ogni forma di assistenza diventa un filo che tiene unita la comunità, impedendole di spezzarsi del tutto.

More info: Barbara Taccone – barbara.taccone@aics.gov.it

Ultimo aggiornamento: 13/03/2025, 8:34