Il 24 febbraio 2022 ha segnato l’inizio di una nuova realtà per milioni di ucraini. Per Natalia Yakovenco, quel giorno ha rappresentato la fine di ogni certezza. “Esplosioni, panico, paura, telefonate: tutto si è fuso in un’unica amara realtà. Non dimenticherò mai la sensazione che il mondo si fosse diviso in due e che il futuro, che un tempo sembrava così chiaro, fosse svanito nell’incertezza in un solo istante.”
Oggi, Natalia lavora come Community Health Worker (CHW) nell’oblast di Donetsk, un territorio dove la guerra ha distrutto ospedali, lasciando migliaia di persone senza accesso alla sanità con Emergency, all’interno di un programma sostenuto da AICS, che punta a ripristinare i servizi medici nelle aree riconquistate dall’esercito ucraino.
Ogni giorno attraversa i villaggi di Busynivka, Maryevka, Myrna Dolyna e Novostepanivka, percorrendo chilometri in bicicletta per portare assistenza a chi non può più raggiungere un medico. Non è stato un inizio facile: al colloquio per il suo lavoro, le avevano chiesto se sapesse andare in bicicletta. Lei aveva esitato prima di rispondere di no. “Forse non ti prenderanno…”, le avevano detto le amiche. Ma è stata selezionata e ha imparato. Ora il suo lavoro è fondamentale per la popolazione rimasta nei territori più isolati.
“All’inizio sembrava complicato, ma ora è tutto più semplice. Quando torno per il secondo giro, le persone sanno già cosa rispondere e come aiutarci a raccogliere le informazioni necessarie.” Con il telefono raccoglie dati sanitari, monitora lo stato di salute della popolazione e garantisce un primo livello di assistenza.
A Lyman, la città più vicina, l’intero sistema sanitario è crollato dopo l’occupazione russa e la successiva riconquista ucraina. Gli ospedali sono stati devastati, il personale medico è fuggito, e gli abitanti non hanno più accesso alle cure. Qui, AICS ha finanziato l’intervento di Emergency, che ha permesso l’acquisto di tre cliniche semi-mobili e il reclutamento di personale sanitario locale per offrire assistenza gratuita.
Natalia incontra ogni giorno persone che vivono in condizioni di estrema vulnerabilità. Molti anziani sono rimasti soli, senza nessun familiare a prendersi cura di loro. “Ciò di cui hanno più bisogno, a volte, è solo qualcuno che li ascolti. Sono come bambini che hanno bisogno di attenzioni. Mi accolgono sempre a braccia aperte, e questo mi fa capire quanto sia importante il lavoro che facciamo.”
Tra le storie che ha raccolto, ce n’è una che le è rimasta particolarmente impressa: quella di S., un uomo che nel 1986 ha rischiato la vita per contenere le conseguenze del disastro di Chornobyl. Lavorava come autista e fu mandato nella zona di esclusione per trasportare i liquidatori, i lavoratori della centrale e gli evacuati. Il rischio era altissimo, la protezione minima, ma come migliaia di altri, fece ciò che era necessario. Anni dopo, si è trasferito a Maryevka, dove ha costruito una vita tranquilla, fino a quando la guerra non lo ha nuovamente privato di tutto. Ora, Natalia è il suo unico riferimento sanitario.
A volte, il suo intervento è stato decisivo. Una sera ha ricevuto una chiamata da una donna di 85 anni che non si sentiva bene. Arrivata da lei, Natalia ha capito subito che la situazione era grave: la pressione sanguigna e il livello di zuccheri erano pericolosamente alti. Ha chiamato immediatamente un medico e un assistente sanitario, assicurandosi che la donna ricevesse cure immediate. “In quei momenti capisco ancora di più quanto sia essenziale il nostro lavoro. Non è solo supporto sanitario, è esserci quando le persone sono più vulnerabili.”
Oltre al suo impegno professionale, Natalia porta avanti anche una battaglia personale. Più di dieci anni fa si è presa in affido la sua nipotina, rimasta sola all’età di tre anni. La guerra e la separazione familiare hanno colpito tante persone, e anche lei si è trovata a dover proteggere qualcuno. Oggi la bambina ha 13 anni e ha trovato nella scrittura il suo rifugio. “L’ho sempre incoraggiata a scrivere ogni volta che il cuore si riempiva di sentimenti difficili da gestire.” Ma, nonostante tutto, la realtà è dura: non vede i suoi genitori da anni e non sa se potrà mai rivederli.
Mentre Natalia continua il suo lavoro sul campo, il progetto di Emergency prosegue con l’obiettivo di garantire assistenza medica alle comunità più colpite dalla guerra. Le cliniche semi-mobili acquistate con il sostegno di AICS stanno portando cure nei territori più isolati, offrendo servizi sanitari di base e coordinandosi con le strutture ospedaliere ancora operative.
L’intervento rientra nell’Iniziativa di emergenza finanziata dalla Cooperazione Italiana, che supporta 26 progetti umanitari in Ucraina, raggiungendo quasi un milione di beneficiari.
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