
In Ucraina, le conversazioni sulla violenza di genere spesso si perdono nell’urgenza della guerra. Eppure, il tema rimane presente nella vita quotidiana: in casa, nelle comunità, e sempre di più online, dove le donne affrontano nuove forme di pressione, molestie ed intimidazioni.
Per i 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere di quest’anno, AICS Kiev collabora con Women in Media per condividere alcuni strumenti essenziali e facili da usare: dati aggiornati, terminologia corretta e raccomandazioni pratiche per chi pubblica o comunica sulla violenza di genere, o per chi semplicemente desidera comprendere meglio il fenomeno.
Women in Media è una ONG fondata nel 2019 da una rete di giornaliste ucraine che volevano cambiare il modo, in cui le donne sono rappresentate, sostenute, e tutelate nel panorama mediatico del Paese. Il loro lavoro include il monitoraggio della rappresentazione femminile nelle notizie, la documentazione delle molestie online, il supporto alle giornaliste che subiscono attacchi digitali, e la produzione di linee guida per comunicare in modo responsabile temi legati alle questioni di genere.
Attraverso questa collaborazione, vogliamo condividere informazioni chiare e accessibili: dati aggiornati sulla violenza domestica, terminologia corretta e semplici raccomandazioni per una comunicazione più etica e sicura. L’obbiettivo si concentra sull’amplificare l’esperienza e la visione delle donne in ucraina e rafforzare la consapevolezza pubblica in un momento in cui guerra, spazi digitali e dinamiche di genere si intersecano in modi complessi.
Abbiamo intervistato Liza Kuzmenko, fondatrice di Women in Media, per capire come la guerra, dal 2022, abbia trasformato la violenza di genere, sia online che offline, e quali strumenti possano contribuire a una comunicazione più sicura ed efficace.
In che modo la guerra su vasta scala ha cambiato la natura della violenza di genere in Ucraina, non solo negli episodi, ma anche nel modo in cui la violenza viene percepita o riportata?
La guerra ha intensificato molti problemi sociali già esistenti, e la violenza di genere non fa eccezione. Le famiglie hanno perso reddito, molti servizi essenziali sono stati interrotti e le persone vivono in uno stato di pressione psicologica costante. Tutto questo crea condizioni in cui la violenza può aumentare o rimanere nascosta. Allo stesso tempo, l’Ucraina ha compiuto passi importanti a livello politico, tra cui la ratifica della Convenzione di Istanbul nel 2022. Istituzioni e società civile sottolineano il principio della tolleranza zero e lavorano per evitare la normalizzazione della violenza, anche in un contesto bellico, che non è una condizione “normale” di vita.
Quali modelli osservate negli attacchi contro giornaliste e figure pubbliche ucraine?
Osserviamo un uso sistematico della disinformazione di genere e della manipolazione. Di recente, insieme ai nostri partner, abbiamo analizzato centinaia di video generati con l’intelligenza artificiale che utilizzavano senza consenso i volti di note giornaliste ucraine. Questi deepfake hanno raggiunto milioni di visualizzazioni e sono stati impiegati per diffondere affermazioni false, manipolazioni emotive o narrazioni fuorvianti legate alla disinformazione russa. Gli utenti spesso confondono la giornalista reale con il suo “doppio” generato dall’IA, danneggiandone la reputazione ed esponendola a ulteriori molestie. Fa parte di una tendenza più ampia: tentativi di sessualizzare, ridicolizzare o delegittimare le donne nella sfera pubblica. L’obiettivo è ridurre al silenzio e indebolire la fiducia nei media indipendenti. Lo abbiamo riscontrato anche in ricerche precedenti, che mostrano come la disinformazione di genere sia uno strumento strategico, non un fenomeno casuale.

La violenza digitale è ormai parte del campo di battaglia informativo. Quali forme di abuso online sono più diffuse e perché si intensificano così rapidamente durante la guerra?
Le nostre indagini mostrano che la grande maggioranza delle giornaliste ucraine ha sperimentato qualche forma di violenza online. Le molestie più comuni includono insulti misogini, diffamazione professionale, trolling, doxing, cyberstalking, impersonificazione e minacce, anche minacce che talvolta si spostano offline. Durante la guerra, lo spazio informativo è estremamente polarizzato, le emozioni sono intense e la pressione sui media è enorme. Questo rende gli attacchi più rapidi, più aggressivi e più difficili da contenere. La violenza online ha conseguenze reali: stress psicologico, diminuzione della capacità lavorativa e in molti casi autocensura. È particolarmente pericoloso in un contesto in cui le donne rappresentano una parte significativa della forza lavoro giornalistica. Per rendere il problema più visibile, Women in Media ha lanciato una mappa interattiva che documenta gli attacchi online contro le giornaliste ucraine, e forniamo anche supporto legale e psicologico grazie ai nostri partner.
Esistono narrazioni di genere specifiche usate per screditare o silenziare le donne ucraine?
Un esempio recente riguarda un canale Telegram anonimo che ha pubblicato una lunga lista di “nemici”, includendo molte donne dei media e accusandole di sostenere determinate posizioni politiche. Queste liste utilizzano stereotipi e narrazioni di genere pericolose, presentando le giornaliste come “agenti” o “manipolatrici”, anche divulgando informazioni e dettagli personali per intimidirle. Abbiamo segnalato il caso alla Cyber Police, e un’indagine penale è stata aperta. Tuttavia, il sistema si basa ancora molto sulle segnalazioni individuali, e continuiamo a sostenere l’adozione di meccanismi più proattivi.

In un ambiente informativo dominato dalla guerra, cosa rende efficace e sensibile la comunicazione sulla violenza di genere?
Tre elementi sono fondamentali:
1. Ancorare tutto ai fatti. Le persone sono sovraccariche di informazioni: dati chiari e verificati rendono visibile il fenomeno e ne spiegano la rilevanza.
2. Usare un linguaggio centrato sulle sopravvissute, non sensazionalistico. La guerra è già traumatica; la comunicazione non deve aggiungere ulteriore dolore.
3. Offrire strumenti concreti. Sapere come riconoscere la violenza, dove chiedere aiuto o come usare la terminologia corretta dà alle persone la possibilità di agire.
Quali tre raccomandazioni basate su evidenze daresti a donne e ragazze per proteggersi online durante la guerra?
In primis, rafforzare la propria sicurezza digitale: password forti, autenticazione a due fattori, e aggiornamenti regolari dei dispositivi prevengono molti attacchi. In secondo luogo limitare le informazioni personali pubbliche. Durante i conflitti aumentano doxing e impersonificazione, e molti attacchi sfruttano dati facilmente reperibili online; ed infine documentare tutto e cercare supporto rapidamente. Salvare screenshot, link e date. Non affrontare gli attacchi da sole. Il supporto di colleghi o organizzazioni specializzate riduce l’impatto psicologico e previene l’intensificarsi di una situazione già di per sé complessa.
Per approfondire il lavoro di Women in Media:
Website
https://wim.org.ua/en/
An Underestimated Threat: Gendered Disinformation about Ukrainian Women Journalists
Her Voice, Their Target: Gendered Online Violence Against Ukrainian Women Journalists